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Secondo Morbidoni

Memoria storica, News | Commenti disabilitati

Secondo Morbidoni nasce il 23 Febbraio 1913 ed è il primogenito di 6 figli.

Suo padre, Sabatino Morbidoni insieme alla madre, Filomena Cera, è un agricoltore che, nel periodo susseguente la guerra del 1915/1918 si separa dai fratelli per aiutare i genitori della moglie ai quali sono morti due figli nel recente conflitto (Ernesto e Luigi).

Successivamente si stabiliscono nei pressi del Colle del Marchese e precisamente in località Vocabolo la Torre e iniziano a lavorare nell’azienda dei Fratelli Alessandrini.

Nel 1934 Secondo viene chiamato alle armi e parte prima per la guerra in Abissinia, poi partecipa all’occupazione dell’Albania e nel 1940 va in Libia dove rimane fino al 1945. Diventa attendente dell’ufficiale Geoncavagli, di origini Ternane (che divide la tenda con un ufficiale delle Camicie Nere) e si occupa prevalentemente della manutenzione dei sistemi radio. In questo periodo muore la prima moglie e lui riesce a imbarcarsi per l’Italia, ma, dalla comunicazione della disgrazia al rientro a casa passano ben 94 giorni. Dopo un mese di licenza riparte per la leva e si trasferisce prima a Roma poi a Civitavecchia e dopo un anno torna al Colle del Marchese.

Torna a dedicarsi al lavoro nei campi, divagandosi di tanto in tanto in quella che è la sua grande passione: il canto. Secondo Morbidoni appartiene a quella piccola schiera di eletti capaci di improvvisare stornelli in rima ispirandosi ai fatti che si evolvono al momento inoltre, insieme all’amico Pimpinicchio e ad altri “cantori”, si diletta nell’esecuzione dei Canti di Passione. Questa usanza veniva praticata durante il periodo Pasquale; i canti, come da tradizione, venivano eseguiti di casa in casa e annunciavano il calvario di Cristo sulla croce e la sua risurrezione. Il compenso per i musicisti consisteva quasi sempre in uova, latte, formaggi, vino e generi di primo consumo anche se, pur considerando il difficile contesto economico, la motivazione che li spingeva ad esibirsi non era l’approvvigionarsi di alimenti, quanto la passione  e la dedizione ad una tradizione che almeno nel territorio dello Spoletino, era molto sentita. Gli unici a non gradire le esibizioni dei “Cantori della Passione” erano i rispettivi datori di lavoro, in quanto pensavano che le ripetute “nottate in musica“ potessero influire sul rendimento dei braccianti e pertanto li diffidavano dal cimentarsi in continue performances.

La Passione di Gesù Cristo

La Passione della Madonna della Stella

La Passione di S. Anna

Notte che mesta ispiri

La Passione di Santa Filomena

La Passione del Massaro

La Passione dell’Annunziata

La Passione del Signore

PASSIONE: Canto rituale di questua

Tra i canti rituali di questua, quelli della Passione, generalmente rinominati “Orologio della Passione”, sono certamente tra i più diffusi e suggestivi. In essi sono ripercorse le ultime ore della vita di Gesù, dal processo alla flagellazione, dalla crocifissione al martirio e infine l’evento gioioso della resurrezione. La versione di questa “lauda”, di eccezionale valore storico e contemporanea alle sacre rappresentazioni del XII secolo, trova numerose analogie nelle molteplici interpretazioni  ampiamente diffuse soprattutto nel centro/sud Italia sia nei testi, quanto nella musica che, a dispetto della drammaticità dell’evento, è sempre molto ritmata e gioviale in quanto nel messaggio è già implicito il presagio della resurrezione di Cristo.

Per il tono devozionale della narrazione, le Passioni sono sicuramente opera della Chiesa o di qualcuno vicino all’ufficialità cattolica. Per quel fenomeno di sincretismo (in questo caso riuscito in modo perfetto), la Chiesa si è inserita nella tradizione, riuscendo a divulgare e rendere popolare il messaggio cristiano tra i riti pagani e pre-cristiani di fertilità già esistenti (anche se il cantore lo ritrasmette meccanicamente, senza rendersene conto). Infatti, l’animo popolare, anche in questo canto di mestizia, usa abbinare alla fine dei canti di questua il saltarello e/o gli stornelli popolari, in un’implosione quasi “pagana” e liberatoria di gioia e speranza.

La Passione viene eseguita regolarmente da un suonatore di organetto o fisarmonica e da due “cantori” che interpretano alternativamente una “stanza” accompagnandosi con il cembalo e con i timpani (triangolo). Gli “attori” possono variare a secondo del contesto geografico e degli strumenti della tradizione popolare; in alcuni casi si usa accompagnarsi anche con la chitarra o, come in alcune zone delle Marche (Fabriano), con i violini e il “violone” (basso a tre corde portato in spalla dal suonatore) e anche il numero dei “cantori” può essere sensibilmente più elevato.

Il canto viene portato casa per casa come augurio di salute, benessere ed abbondanza, in cambio di cibo e vino destinati al pranzo che conclude la festa. L’esecuzione di questo brano popolare segue un rituale immutato da secoli: deve essere eseguito nel corso della settimana precedente a quella di Pasqua (in controtendenza con l’usanza che impone un devoto “rigore” nel periodo quaresimale) e deve essere autorizzato dal capofamiglia a cui spetta anche l’onore di scegliersi il canto tra quelli proposti dal gruppo. Nelle case colpite da un lutto recente, ottenuto il consenso ad esibirsi, non si esegue il rituale saltarello o la “stornellata” finale che precede la richiesta dei doni.

I canti di questua si differenziano di regione in regione e coincidono, nella maggioranza dei casi, con alcune date ben precise del calendario agreste. Nel corso del solstizio d’inverno tra i più diffusi troviamo: LA PASQUELLA (eseguita nel periodo compreso tra il Capodanno e l’Epifania), IL SANT’ANTONIO (16 Gennaio) e LA PASSIONE DI SAN GIUSEPPE (18 Marzo). Nel periodo primaverile va citato LO SCACCIAMARZO (l’ultimo giorno di Marzo), LA PASSIONE DELLE ANIME SANTE DEL PURGATORIO e la PASSIONE DI CRISTO, eseguite rispettivamente nelle due settimane che precedono la Settimana Santa. Va inoltre citato, per completezza dell’informazione, il tradizionale CANTAMAGGIO (eseguito la notte tra il 30 Aprile e il 1 Maggio) che tutt’oggi rallegra alcune delle piazze dei piccoli borghi del centro Italia.

La profonda trasformazione in atto, dovuta parzialmente allo sviluppo tecnologico e al sopraggiungere di nuove etnie presso le nostre comunità, ha influito radicalmente anche sugli usi e costumi della nostra società e, le poche testimonianze, fatta eccezione per alcune realtà soprattutto in Valnerina e nell’entroterra marchigiano, ci vengono tramandate ormai solo oralmente da pochissimi anziani.

STORIE E CANTI DI SECONDO MORBIDONI

I Canti Popolari e di Passione e le Storie raccolte in questa piccola biografia sono il frutto di una serie di registrazioni che i volontari dell’Associazione Culturale ITALIAN ACCORDION CULTURE hanno effettuato a Secondo Morbidoni dopo il compimento del 90° anno.

Il Forgiatore

Da quando io ti viddi passeggiare

Vecchia Roma

Il tango delle Capinere

Arrizzete Cumpa’

Reginella campagnola

Socera e Nora

La Romanina cantando

Firenze

Cannaiola

La belva di Milano

La fija de Punzianu de Acquaijura